“Equinozio” deriva dal latino, ed è la crasi tra le parole “aequus” (uguale) e “nox” (notte), quindi “notte uguale”. La locuzione indica infatti, i due giorni dell’anno (equinozio d’autunno e primavera), in cui i raggi solari cadono perpendicolarmente all’asse di rotazione terrestre, per cui i due emisferi, boreale ed australe, sono colpiti dalla stessa inclinazione e, nell’arco delle 24 ore, luce e buio hanno uguale durata.

Le Baccanti erano le sacerdotesse di Dioniso e venivano comunemente rappresentate nel delirio dell’ubriachezza, con gli occhi stravolti, la voce roca e minacciosa, i capelli sciolti e sparsi sulle spalle, in preda alla furia e all’entusiasmo.

Come nelle metamorfosi di Ovidio, il protagonista, alla fine della fuga, avvenuta non a causa di un dio che lo perseguita ma a causa della città, dal suo rumore, dalle sue regole e dai suoi obblighi che niente hanno a che vedere con la sua vera essenza, inizia a fondersi con questa dimora abbandonata. La casa diventa l’uomo e l’uomo diventa la casa mentre la natura prende il sopravvento dipingendo di verde le pareti e facendo crescere delle viti che lentamente avvolgono lo spazio.

Molto noto ai popoli dell’antichità, nell’Antico Testamento il fico, insieme con la vite, era simbolo di fertilità e vita gioiosa. Albero e frutto sacro, il Fico è l’emblema della vita, della luce, della forza e della conoscenza. Nell’antica Grecia, era l’albero sacro ad Athena, dea della saggezza e a Dioniso dio del vino.

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